PINOCCHIOLa fuga di un burattino
La storia di Pinocchio è quella di un fuggitore e del suo desiderio di perenne ribellione e costante fuga. Pinocchio disubbidisce costantemente ai suoi padri per trovarsi perennemente davanti al bivio e scegliere la strada inedita, sconsigliata, pericolosa. Un burattino di duro legno, che è però infinitamente modellabile dalle passioni che lo abitano, effimere e insieme profonde.
E se il Pinocchio-protagonista fugge via cosa rimane sulla scena? Rimangono i comprimari, i personaggi secondari, coloro che hanno sfiorato il burattino, ma sono rimasti fermi mentre lui se ne andava via. Il personaggio principale fugge e dietro di lui lascia una scia di perplessi, delusi, illusi, arrabbiati. Alcuni lo vorrebbero ritrovare, altri invece no. Pinocchio fugge dalla sua storia e quel che rimane è il caos. Pinocchio fugge dalla sua storia e quel che rimane sono due padri abbandonati ma non rassegnati, un Grillo parlante deluso e antipedagogico, il Gatto e la Volpe folli e feroci, un Orco schizoide a capo di un circo abbandonato, una Fata lunare e mortuaria e un Pescecane infastidito da tutto il rumore che arriva dalla superficie.
Questa storia è interamente raccontata da attori non professionisti diversamente abili, sul palco i loro corpi, i loro pensieri, le loro storie, frammenti di realtà che raccontano gioie e dolori, sofferenze e felicità, successi e fallimenti. Esistenze che solitamente sono silenziose e dimesse sul palco si impossessano con passione dei personaggi che interpretano, stravolgendoli completamente e rendendoli autentici e vivi.