Pinocchio, la Fuga di un Burattino (2009)

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La storia di Pinocchio è quella di un fuggitore e del suo desiderio di perenne ribellione e costante fuga. Pinocchio disubbidisce costantemente ai suoi padri per trovarsi perennemente davanti al bivio e scegliere la strada inedita, sconsigliata, pericolosa. Un burattino di duro legno, che è però infinitamente modellabile dalle passioni che lo abitano, effimere e insieme profonde.
E se il Pinocchio-protagonista fugge via cosa rimane sulla scena? Rimangono i comprimari, i personaggi secondari, coloro che hanno sfiorato il burattino, ma sono rimasti fermi mentre lui se ne andava via. Il personaggio principale fugge e dietro di lui lascia una scia di perplessi, delusi, illusi, arrabbiati. Alcuni lo vorrebbero ritrovare, altri invece no. Pinocchio fugge dalla sua storia e quel che rimane è il caos. Pinocchio fugge dalla sua storia e quel che rimane sono due padri abbandonati ma non rassegnati, un Grillo parlante deluso e antipedagogico, il Gatto e la Volpe folli e feroci, un Orco schizoide a capo di un circo abbandonato, una Fata lunare e mortuaria e un Pescecane infastidito da tutto il rumore che arriva dalla superficie.
Questa storia è interamente raccontata da attori non professionisti diversamente abili, sul palco i loro corpi, i loro pensieri, le loro storie, frammenti di realtà che raccontano gioie e dolori, sofferenze e felicità, successi e fallimenti. Esistenze che solitamente sono silenziose e dimesse sul palco si impossessanopinocchio02 con passione dei personaggi che interpretano, stravolgendoli completamente e rendendoli autentici e vivi.

Spettacolo scritto e pensato interamente per attori diversamente abili e realizzato in collaborazione con ETOILE Centro Teatrale Europeo, il S.A.P. di Reggiolo-Guastalla.  Dal romanzo di Collodi deriva temi, personaggi e situazioni quali semplici spunti narrativi in un processo di riscrittura del testo volto a delineare un percorso scenico che attraversa al tempo stesso il vissuto personale degli interpreti e del pubblico a cui si rivolge. Opera suddivisa in quadri, ciascuno costruito intorno alle vicende dei personaggi comprimari che,  privati del loro tradizionale fardello iconografico, si distaccano nettamente dagli stereotipi impressi nel nostro immaginario acquisendo, anche in virtù di un rimescolamento dei generi femminile e maschile, nuova forza e grande capacità di incuriosire e sorprendere lo spettatore.
Il testo viene rappresentato secondo le modalità del teatro contemporaneo di ricerca, senza lasciarsi tentare da un esasperato sperimentalismo. I contenuti non sono imposti allo spettatore, ma suggeriti con grazia  attraverso l’utilizzo di linguaggi espressivi differenti quali la danza, l’uso di voci fuori campo, la proiezione di materiale filmico. Nel complesso “Pinocchio – La fuga di un Burattino” mette in scena un teatro di poesia suggestivo e intenso, a tratti lieve e comico, in un montaggio di frammenti equilibrato, coeso e fluido dal ritmo sostenuto e reso squisitamente vario da una sapiente commistione di generi. Nonostante un’attenta cura per i particolari, dai costumi alle mupinocchio03siche che pienamente contribuiscono all’atmosfera da sogno, lo spettacolo è connotato da un forte minimalismo volto a dare maggior risalto ai corpi degli attori che, simili a macchie di colore, si muovono su un palco pressoché nudo e una scenografia di base completamente nera. I pochi dettagli presenti in scena compongono splendide istantanee pregne di sentimento il cui ricordo permane a lungo: il monologo dolorosamente risentito del Grillo, il farsesco intermezzo del Gatto e la Volpe, l’inaspettata grazia della danza e l’atto di deliziosa ribellione di Lucignolo nelle vesti di una ballerina gitana; il contrasto fra la chiassosa apparizione di  Mangiafuoco e la malinconica esibizione del Burattino Equilibrista; la statica maternità della Fata, un tableau vivant simile a certe Madonne della nostra tradizione pittorica, con quel misto di sconfinata dolcezza e dolore che solo una madre destinata a perdere il proprio figlio può provare; l’arrivo, delicato e onirico, del Mare. Sono potenti rappresentazioni dei moti dell’animo umano, di sentimenti universali quali il desiderio di una vita intensa e pienamente goduta, il diritto alla libertà di scelta e all’ autodeterminazione,  il bisogno fondante nell’esistenza di ciascuno di donare il proprio amore. Il tutto in un crescendo emotivo che ha il suo climax nel monologo del Pescecane, splendida riflessione sulla profondità dell’animo umano visto non più come un luogo spaventoso ma piuttosto come un ambiente in cui è possibile una vita più ricca e autentica dell’ inutile affaccendarsi quotidiano. E’ quasi una considerazione finale su tutto quello che è stato proposto in precedenza.   Non a caso viene proiettato in questo punto un breve filmato a  cui fanno da sottofondo i suoni e le voci delle comunità in cui si svolge quotidianamente la vita degli interpreti: il mondo reale delle pinocchio04abilità differenti invade lo spazio scenico imponendo un brusco arresto alla narrazione. Vi è in questo un richiamo allo spettatore a non dimenticare che tutti i sentimenti e le emozioni di cui è stato fatto partecipe continueranno ad esistere anche a spettacolo concluso,  in una realtà che per quanto possa apparire distante e insondabile non è, nelle sue manifestazioni più autentiche, affatto dissimile dalla nostra.
Qui sta la forza di questo spettacolo: parlando dei ragazzi disabili riesce a farci riflettere su di loro e su noi stessi, rendendo possibile quel processo di identificazione nei bisogni e nelle pulsioni dell’altro che è il primo passo imprescindibile per avvicinare i due mondi. Nel finale il pubblico viene esortato ad abbandonare “questa storia scritta e riscritta mille volte”: è la storia dei troppi limiti, quelli oggettivi che la natura ha imposto agli interpreti e dei quali siamo stati spettatori ma anche e soprattutto quelli culturali e sociali nei quali spesso tutti noi finiamo col rinchiuderci. Certamente vedere questi ragazzi valicare quei limiti, accettare la sfida e balzare oltre i margini di una pagina che un’altra volontà ha scritto per loro infonde in tutti un grande coraggio.

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