Il tuo Sguardo mi fa Paura – 2013

IL TUO il_tuo_sguardo_mi_fa_paura_altrarte_teatro_01SGUARDO MI FA PAURA liberamente ispirato alla favola di Barbablù di C. Perrault
Regia di Matteo Carnevali

Con Alessandro Neroni, Cristian Bertolini, Mauro Brioni, Nicola Azzini, Carlo Balasini, Milva Baracchi, Chiara Battini, Giorgia Benassi, Marzia Borgonovi, Sara Canuti, Silvia Cardarelli, Daniela Crema, Marcella Giorgi, Laura Montanari, Lisa Scansani.
Scenografia, Costumi, Assistenza alla produzione: Barbara Maffezioli, Rita Casarini, Massimo Gianotti
Assistenza palco: Andreea Constantinescu, Alice Volta, Luca Ferrari, Morena Bergamaschi

Musiche originali: Kalashnikov Collective
Dopo “Nel Cuore dell’Inverno” e “Pinocchio, la Fuga di un Burattino” debutta la nuova produzione della compagnia AltrArteTeatro interamente formata da attori diversamente abili.
“Il Tuo Sguardo Mi Fa Paura” è liberamente ispirato alla favola di Barbablù di C. Perrault e vuole essere un viaggio onirico e rarefatto nella solitudine e nella paura che la menzogna può generare.
Il punto di vista classico secondo cui il protagonista è una sorta di orco malefico che colleziona i cadaveri delle sue spose viene rovesciato e lo spettacolo prova ad analizzare la figura di Barbablù e a ipotizzare possibili alla sua rabbia, alla delusione e alle sue paure.
Il personaggio principale è lo specchio in cui riconosciamo le nostre insicurezze, i nostri silenzi, le nostre incapacità. Il castello di Barbablù è in questo spettacolo una grande sala di una normale quotidianità, bianca come la paura: sul fondale una piccola porta che nasconde una stanza dove lui rinchiude le spose da cui viene frustrato. Se abbiamo il coraggio di ripiegare il nostro sguardo dentro di noi troviamo una stanza segreta come
questa, dove confiniamo le nostre sconfitte e le nostre incapacità con la speranza che vengano dimenticate per sempre.
Il Tuo Sguardo Mi Fa Pail_tuo_sguardo_mi_fa_paura_altrarte_teatro_07ura racconta della disperata solitudine con cui viene marchiata ogni tipo di diversità. Solitudine da cui è impossibile fuggire, e ogni tentativo di rivincita, ogni sforzo per cercare una relazione che possa essere farmaco e salvezza si sgretola sotto il peso di promesse non mantenute, di aspettative deluse o di sguardi capaci di condannarci per sempre nelle peggiori delle prigioni.
Lo spettacolo oscilla tra due prospettive, la prima è il racconto della solitudine: la solitudine del diverso, la solitudine di chi cerca in modo ostinato di mantenere un rigore nelle proprie scelte, una coerenza nella propria identità, la solitudine di chi sceglie di non scendere a compromessi e di continuare a cercare, nell’attesa devastante di qualcosa che deve arrivare.
La seconda prospettiva è una riflessione sullo sguardo, non inteso come tramite tral pubblico e attore, ma esaminato come scambio di sguardi tra l’uomo e il mondo che lo circonda, una riflessione sulla potenza di uno sguardo che giudica e condanna, uno sguardo che non si meraviglia e non si lascia sedurre di fronte ad una diversità ma si distoglie, incapace di accettare l’altrui e di conseguenza la propria diversità.
il tuo sguardo mi fa paura teatro altrarteIl progetto:
Lo spettacolo ha avuto bisogno di molto tempo prima di riuscire a definirsi, principalmente perché durante la fase di creazione emergeva l’esigenza di allontanarsi sempre di più dalla trama originale della fiaba e contemporaneamente occorreva decidere il punto di vista definitivo da cui raccontare la storia. Questo perchè lavorando in un costante dialogo creativo con gli attori diversamente abili ci siamo resi conto che riuscivano rappresentare sia il ruolo di vittime che quello (sicuramente più difficile e contemporaneamente più fascinoso) di carnefici, oscillando continuamente tra l’essere esempi viventi di fragili spose o terribili orchi. Successivamente il lavoro si è concentrato
su una profonda opera di pulitura finalizzata a rendere più asciutto e sintetico possibile ogni aspetto dell’azione teatrale, togliendo, dove era possibile, parole, azioni, scenografia e musica. Tutto il sacrificabile doveva essere eliminato per riuscire a raccontare la nostra versione di questa storia in modo chiaro e suggestivo e soprattutto per dare la possibilità agli attori di riempire lo spazio scenico e lo spettacolo con i loro corpi, i loro ritmi, la loro intrinseca poetica. Il linguaggio (estetico soprattutto) è quello di un teatro contemporaneo che utilizza diversi canali comunicativi come video, musica e luci in modo molto partecipativo per essere comprensibile e che vuole essere manifesto-megafono-possibilità di quella diversità di cui gli attori sono portatori.a morale, la colpa), la crudeltà dil_tuo_sguardo_mi_fa_paura_altrarte_teatro_03i Barbablù e quella del divieto infranto. Il collegamento

Lo spettacolo:
La favola originale ci fornisce diverse suggestioni, principalmente quella delle mogli morte (le motivazioni, il giudizio, lche solitamente viene esaminato è quello fra curiosità (della moglie) e la punizione che consegue ad una promessa infrante. Nell’immaginario collettivo Barbablù incarna il male e la moglie il desiderio di conoscere, la sfida al pericolo, con tutte le varie declinazioni in ambito di relazioni di coppia.
Abbiamo immediatamente e volontariamente abbandonato questa struttura perché quello che ci interessava inizialmente era un altro quesito, ovvero: qual’era l’intenzione di Barbablù?
Quando consegna il mazzo di chiavi alla moglie sta semplicemente provando la sua fedeltà, oppure le sta preparando una trappola? In altre parole: Barbablù avrebbe davvero potuto essere uno sposo generoso e amabile se sua moglie non avesse scoperto il suo segreto, oppure il motivo per cui l’uomo continua a risposarsi è semplicemente quello di procacciarsi nuove vittime da sacrificare sull’altare della sua crudeltà?
Il lavoro di AltrArteTeatro nasce da un dialogo continuo con i suoi attori diversamente abili, con le loro esistenze, con i loro corpi, con le loro capacità ed incapacità ad aderire al mondo. La fiaba e soprattutto la figura carismatica e misteriosa di Barbablù ci pongono di fronte ad un quesito, su quanto noi stessi (e gli attori della Compagnia) mettiamo alla prova chi sta al nostro fianco con continue sfide, prove di fede o vere e proprie provocazioni. Da qui la scelta di soffermil_tuo_sguardo_mi_fa_paura_altrarte_teatro_08arci sulla figura di Barbablù evitando ogni possibile retorica e cercando, anzi, di immaginarsi quanto c’è di noi in questa figura e quali sono le metaforiche chiavi che noi consegniamo a chi ci sta vicino e perchè.
Da questo lavoro di ricerca è nato lo spettacolo, dal quale emerge con forza ed in modo inaspettato una riflessione (grido di dolore?) sulla solitudine. Solitudine vista non come scelta volontaria ma come conseguenza, come imposizione. Il nostro Barbablù si pone in modo semplice e disincantato di fronte alla vita cercando le presenze e le vicinanze necessarie per rendere la l’esistenza sopportabile. A fronte di queste richieste-aspettative il protagonista riceve in cambio solo menzogne e di conseguenza la sua reazione sarà dura ma necessaria, il sacrificio delle spose bugiarde è indispensabile per mantenere la purezza iniziale di Barbablù.

Il testo è liberamente tratto dall’opera originale di Charles Perrault e arricchita con testi di Alda Merini, Maxence Fermine, Mariangela Gualtieri e Frederic Nice.

La Compagnia:
AltraArteTeatro si forma come progetto di laboratorio di ricerca e formazione teatrale rivolto a soggetti diversamente abili nel 2008. Il lavoro si caratterizza per la scelta molto radicale e precisa di realizzail_tuo_sguardo_mi_fa_paura_altrarte_teatro_05re spettacoli che non prevedano la presenza come attori di ragazzi e adulti normodotati ma di creare azioni teatrali e drammaturgie valorizzando le caratteristiche dei soggetti disabili presenti nel gruppo.
Le tre produzioni che sono state portate in scena in diversi teatri delll’Emilia Romagna sono collegate tra di loro in un percorso chiamato “La Triologia delle Favole” dove sono stati presi come testi di partenza “Pinocchio” di Collodi, “Biancaneve” dei Fratelli Grimm e “Barbablù” di C. Perrault sono stati presi come testi di partenza per realizzare spettacoli che unissero le figure allegoriche presenti nelle fiabe con i racconti autobiografici dei protagonisti.
Il lavoro sulle fiabe è stato il punto di partenza su cui sono stati imbastiti i processi creativi, partendo dalle suggestioni e dalle atmosfere oniriche dei racconti sono state intraprese strade più intime e personali, dove la fiaba diventava solo il punto di partenza per poi intraprendere percorsi inaspettati fortemente connotati dalle esistenze degli attori che hanno dato vita con i loro corpi e la loro umanità a personaggi-ibridi, tra il fantastico e l’iper reale, tra sogno e realtà. Ogni spettacolo ha voluto esplorare un tema specifico, fortemente influenzati dalle esperienza dei ragazzi diversamente abili che formano la Compagnia. Nel primo spettacolo “Pinocchio, la fuga di un burattino” abbiamo affrontato il tema del rifiuto della realtà e della fuga, con “Nel Cuore dell’Inverno” tratto da Biancaneve abbiamo parlato del bisogno d’amore e con l’ultima produzione abbiamo voluto esaminare le tematiche della solitudine.
Fin dall’inizio tutti i lavori si sono caratterizzati per una forte ricerca estetica con riferimenti al teatro – danza contemporaneo, all’arte figurativa gotica e all’espressionismo tedesco e sopratutto nell’ultimo lavoro si è fatto largo utilizzo di maschere e video. La scelta musicale spesso si sostituisce il testo recitato e fa riferimento principalmente alla musica elettronica nord europea con varie contaminazioni.
La Compagnia ha un nucleo stabile da diversi anni e questo ha permesso a tutti i membri del gruppo di maturare una crescita artistica notevole, che si è tramutata in una crescente evoluzione qualitativa delle tre produzioni.

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